L’ossessione della vittoria che sta uccidendo il calcio

Posted on November 25th, 2013, by

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Il Milan non vince da cinque partite, non ce l’ha fatta neanche questa volta. I giocatori terrorizzati sono assediati dagli ultras che li accusano di non aver tirato fuori gli “attributi”.

L’ossessione della vittoria a tutti i costi sta uccidendo il calcio come la vita della nostra società. Il limite, la sconfitta sono rimossi e quando arrivano diventano insopportabili. Ogni limite e sconfitta della vita implica una colpa degli altri, mai nostra. E’ il dottore che non è riuscito a tenere in vita il nostro caro ultranovantenne, c’è sicuramente dietro un errore medico che va perseguito. Se la quadratura in economia e in politica difficile da realizzare è sempre colpa della classe politica. Se arriva una catastrofe naturale è impossibile che dei danni sia responsabile la catastrofe naturale stessa (almeno in parte). E’ sempre colpa di qualcuno che non ha vigilato, non è intervenuto, non ha saputo prevenire. Il governo è sempre ladro e sempre inadeguato perché dal governo si pretende l’onnipotenza e la preveggenza.
E’ evidente che nel desiderio di migliorare sempre le condizioni del nostro vivere c’è un elemento positivo che spinge avanti il progresso stesso dell’umanità. E ci sono sicuramente le colpe e gli errori degli addetti ai lavori. Ma quando tutto questo diventa un’ossessione c’è invece qualcosa di profondo che non va, ovvero la nostra incapacità di accettare il limite, il pensare che il progresso, la tecnologia possano trasformare l’uomo in Dio infallibile e immortale.
Nello sport e in particolare nel calcio la contraddizione non può che scoppiare. Nel calcio in particolare non c’è solo la nostra squadra del cuore ma anche gli avversari che sono di ostacolo al perseguimento dei nostri sogni di gloria. E in più, come se non bastasse, beffardi ci sono i pali e le traverse, gli infortuni e la sorte che sembra spesso divertirsi a far vincere chi si è difeso opportunisticamente per tutta la partita contro chi l’ha generosamente condotta tutta all’attacco. Pertanto è assolutamente normale che una squadra possa per l’insieme di queste circostanze avverse avere un rendimento inferiore alle attese per periodi di tempo anche prolungati. In paesi normali con un’opinione pubblica non psicolabile come la nostra tutto si vive con maggiore serenità. In Inghilterra Arsene Wenger ha allenato per anni (e ancora oggi) allena l’Arsenal e per molti anni ha fatto soltanto bel gioco deludendo dal punto di vista dei risultati. E’ rimasto al suo posto continuando ad essere considerato un buon allenatore (“ma non è un vincente e se non sei un vincente non vali nulla” sento come un ronzio nelle orecchie le idiozie di cui si nutre la nostra “cultura” sportiva) e quest’anno è tornato in testa alla classifica. Lo stesso mito Ferguson, rimasto per decenni alla guida del Manchester United ha avuto lunghi periodi senza vittorie e ha potuto lavorare tranquillamente. Sarò un eretico ma nessuno mi toglie dalla testa che i massimi vertici di poesia il nostro calcio li abbia raggiunti con alcune partite di Zeman, l’apoteosi del perdente di successo. Alcune partite (come Lazio Fiorentina, Lazio Sampdoria o recentemente Roma Fiorentina) hanno fatto la storia del calcio. Anzi sono convinto che alcune volte Zeman l’abbia fatto quasi apposta, con il suo gusto per il paradosso, a fare trenta ma non trentuno quasi per educarci, un’impresa impossibile e mai riuscita.

In Germania, Spagna, Inghilterra gli stadi sono pieni di famiglie, le partite una festa e più aperte e divertenti, il calcio un grande business con addetti ai lavori che vivono con molto meno stress e più serenamente il tutto. Da noi non possibile perché la malattia dell’ossessione della vittoria sembra ormai incurabile.

Post originariamente apparso su La Felicità Sostenibile, Blog Autore Repubblica.it


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