Sviluppo locale: rinforzare il sistema paese e puntare su fattori competitivi non delocalizzabili

Posted on December 2nd, 2013, by

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Se fossi un policymaker lavorerei per colmare il gap che ci separa dal benchmark tedesco in termini di sistema paese e su quelli che Confartigianato ha definito qualche tempo fa i 50 spread di economia reale tra Italia e Germania. Se fossi un imprenditore cercherei a tutti i costi di identificare dei vantaggi competitivi non delocalizzabili e su quelli costruirei la mia azienda.
Il motivo è quello più volte citato. L’integrazione globale dei mercati ci mette in concorrenza con paesi il cui costo del lavoro è fino a 10 volte inferiore al nostro e la perdita di tutte le leve di policy, dal tasso di cambio alla politica monetaria a quella fiscale, quest’ultima almeno in termini di vincoli aggregati, rende quasi impossibile usare le leve (forse drogate?) che hanno aiutato la nostra competitività in passato (svalutazione competitiva e politiche di bilancio espansive). Bisogna dunque riuscire a compensare con altri fattori lo svantaggio che abbiamo dal lato del costo del lavoro (piuttosto che pensare di inseguire al ribasso il costo del lavoro di paesi poveri ed emergenti con l’effetto di deprimere ulteriormente la nostra domanda interna). I ritardi di sistema paese rispetto al benchmark tedesco riguardano molti ambiti. Uno primario è quello dell’efficienza della giustizia sintetizzabile dall’indicatore della durata media delle cause civili (uno dei motivi più importanti per i quali gli imprenditori non vengono a produrre da noi). Siamo indietro in termini di capitale umano (come sappiamo decisivo se guardiamo alla letteratura micro dei rendimenti della scolarizzazione e a quella macro della crescita della convergenza condizionata) con una quota di popolazione che non ha più della licenza media superiore al 50 percento e una quota di laureati nella fascia giovanile attorno al 20% quando la media UE è attorno al 35 percento e l’obiettivo comunitario per i prossimi anni fissato al 40 percento. Siamo indietro in termini di infrastrutture digitali e diffusione della banda larga (disponibile per il 55 percento delle famiglie contro una media UE del 72 percento e ad una velocità media di 6 megabit al secondo contro una media mondiale 14 megabit al secondo). Come è noto in letteratura l’ICT è un fattore fondamentale di sviluppo e il ritardo in questo campo riduce di gran lunga la capacità di generare aumenti di produttività totale dei fattori. Siamo indietro in termini di efficienza complessiva della Pubblica Amministrazione e di lotta alla corruzione. Lavorare su tutti questi fronti migliorando la nostra posizione rispetto ai modelli dell’Europa del nord renderebbe il sistema paese più forte consentendoci di competere nella sfida globale anche a costi del lavoro più elevati.
Guardando alla prospettiva dell’imprenditore (o anche dell’amministratore locale che vuole rilanciare le prospettive di crescita sul proprio territorio) dobbiamo cercare di puntare su prodotti/servizi che non siano facilmente replicabili nei paesi a minor costo del lavoro (appunto su vantaggi competitivi non delocalizzabili). E la risorsa non delocalizzabile per eccellenza è il nostro territorio, inteso come insieme di risorse paesaggistico-ambientali ma anche storiche, artistiche e culturali. San Pietro e Venezia non si possono delocalizzare anche se c’è chi ci ha provato (San Pietro è stata ricostruita in scala 1 a 1 in Costa d’Avorio), ma questo non vuol dire che i nostri siti turistici di eccellenza non siano in competizione con quelli diversi ma egualmente attraenti di altri paesi nella scelta delle destinazioni da privilegiare da parte del turismo internazionale. Nonostante ciò, se ci mettiamo in questa prospettiva scopriamo l’oro del nostro paese. In base agli ultimi aggiornamenti effettuati dall’Unesco nel 2013 a Phnom Penh, l’Italia è infatti è il primo paese a livello mondiale per numero di siti dichiarati patrimonio dell’umanità (49 siti su 981, ovvero più del 5 percento dei siti del mondo). L’Italia è inoltre leader europeo in termini di biodiversità ambientale grazie all’estensione in lunghezza del suo territorio e leader mondiale come patrimonio artistico-religioso.
Tutto ciò può rappresentare un volano enorme per il turismo che rappresenta già oggi circa il 10% del nostro PIL se consideriamo anche l’indotto. Siamo al momento il paese leader dell’UE in termini di presenze di turisti extra UE (con un vantaggio di più di 10.000 presenze anno rispetto al secondo, il Regno Unito) e leader anche in termini di presenze all’estero di turisti giapponesi, cinesi, brasiliani e turchi. La capacità di valorizzare la risorsa turistica però è ancora ben al di sotto delle sue potenzialità. Basti pensare che il Metropolitan Museum a New York “produce” 14.2 euro per visitatore contro i 3.8 degli Uffizi e gli 0.3 di Pompei. Da questo punto di vista è bene ricordare che la risorsa turistica si costruisce con sapienza ed investimento. Basti pensare alla best practice di Matera che ha saputo intercettare una gran mole di finanziamenti europei e trasformare con essi una “vergogna del paese” (come la definì nel dopoguerra De Gasperi in vista ai sassi dove vivevano i ceti più poveri della città) in un’attrazione di primordine in grado oggi di portare in città flussi turistici imponenti. Valorizzare la risorsa territorio vuol dire molte altre cose. Ad esempio costruire filiere agroalimentari fondate su prodotti Doc/Dop anch’essi il più possibile legati al genius loci del territorio e non delocalizzabili. Innovare con nuovi prodotti nelle filiere vitivinicole che rappresentano un settore ad alto valore aggiunto. Costruire attorno a questa risorsa prodotti artigianali anch’essi legati alla specificità artistico-culturale dei nostri borghi e delle nostre regioni. Le vie sono dunque molteplici e già in parte valorizzate dai nostri amministratori con una certa dose di creatività. Si pensi anche all’enorme sviluppo dei festival anch’essi volano di attrazione del turismo nazionale ed internazionale sui territori.

Post originariamente apparso su La Felicità Sostenibile, Blog Autore Repubblica.it


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